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Monstrilio – Gerardo Sámano Córdova

Monstrilio è il romanzo d’esordio di Gerardo Sámano Córdova, scrittore e artista messicano. Pubblicato in Italia da La Bottega dell’Invisibile nel 2025, nella traduzione di Lucrezia Pei, Monstrilio è un romanzo fantastico che parla di elaborazione del lutto e genitorialità.

TRAMA

Dopo la morte del figlio Santiago, Magos decide di asportare un pezzo del suo polmone per tenerlo con sé. Quel polmone che per tutta la vita del ragazzo è stato, allo stesso tempo, il responsabile della sua possibile morte e benefattore che lo ha tenuto in vita fino agli undici anni. E mentre il marito, Joseph, affoga nel suo dolore, Magos, incuriosita da una strana leggenda messicana, decide di iniziare a nutrire quel polmone. La sorpresa arriverà insieme a una flebile speranza quando il polmone si trasformerà in un piccolo essere peloso provvisto solo di un’appendice a metà tra un braccio e una coda: Monstrilio.

LA MIA DISCUTIBILE OPINIONE

Monstrilio è un romanzo che va oltre come si presenta. La meravigliosa copertina, October 31 di OZY, anticipa al lettore un’atmosfera fantastica e un po’ cupa. Ma non basta a far intuire cosa Gerardo Sámano Córdova ci vuole raccontare.

MONSTRILIO E IL LUTTO NON ELABORATO

Foto del romanzo Monstrilio di Gerardo Sámano Córdova
Monstrilio – Gerardo Sámano Córdova, La Bottega dell’Invisibile, 2023

La storia di Monstrilio e della sua famiglia non è solo una storia fantastica che prende vita grazie a una leggenda. È una storia che nasce molto prima, che prende vita da un lutto non elaborato, mai superato. Perché perdere un figlio deve essere una delle esperienze più devastanti che possano esistere. E se non si riesce ad andare avanti, allora non rimane altro da fare che tornare indietro. Ma questo comporta grossi rischi, soprattutto uno stravolgimento nelle vite di chi quel lutto lo ha vissuto. Monstrilio non è solo la storia di una madre che ha perduto il figlio, ma racconta di come il vuoto di questa perdita, se non elaborato, si ripercuota inevitabilmente su tutti coloro che vi gravitano attorno.

Esiste un modo di credere alle cose per cui ci si crede e non ci si crede allo stesso tempo. Per esempio, credevo sul serio che l’amante della cugina della bisnonna di Jackie fosse nato dal cuore della ragazza. Non c’era ragione perché non dovessi farlo – fatti straordinari succedono ovunque e in ogni momento, quindi perché non nella città di Jackie tutti quegli anni fa? Semplicemente non credevo di vivere nello stesso mondo di quella cugina.

GENITORIALITÀ E ASPETTATIVE

Infatti, Monstrilio non è una storia di maternità come pensavo all’inizio, o almeno non solo. È anche una storia di genitorialità. Di come spesso sia difficile fare combaciare le proprie aspettative con la natura dei propri figli. Non sono genitore, forse non lo sarò mai. Eppure l’esperienza della genitorialità è qualcosa di cui tutti facciamo esperienza, perché tutti siamo stati figli. Ed essere genitori credo che richieda la capacità di rimanere in equilibrio. In equilibrio con se stessi, con un eventuale partner, con la famiglia d’origine e con quel nucleo che tutti conosciamo come famiglia.

Monstrilio nasce da un lutto non elaborato, la sua natura è diversa da quella del figlio perduto. Monstrilio non è Santiago, eppure per buona parte del libro sembra quasi che la sovrapposizione dei due sia data per scontata. Lo stesso M si chiederà quanto di Santiago ci sia davvero in lui. E molti degli eventi che si troverà ad affrontare saranno condizionati da queste sovrapposizioni forzate, dalle aspettative degli altri, dall’essere stato trascinato quasi forzatamente in un mondo che non gli appartiene.

Magos cominciò a chiamare Monstrilio lui. Monstrilio non era Santiago, ma stava diventando una creatura a sé, i fili che lo legavano al dolore di Magos si facevano più sottili, e la sua oscurità iniziale stava lasciando spazio a qualcosa di nuovo e indipendente.

COSA NON MI HA CONVINTO IN MONSTRILIO

Le tematiche portate in questo libro sono pane per i miei denti, purtroppo però non sono riuscita ad apprezzare la resa. Per prima cosa, la presenza dello stesso Monstrilio fisicamente nelle pagine l’ho trovata ridotta all’osso. Certo, è la chiave di tutto, il motore della vicenda e, inevitabilmente, è sempre presente nella mente e nelle vite dei diversi narratori. Ma la sua presenza fisica tra le pagine a me è mancata. Tanto che i capitoli che ho effettivamente apprezzato di più sono quelli di Lena, dove lui è presente da “piccolo” e, ovviamente, quello dello stesso M. Tra l’altro, ho apprezzato particolarmente che lo stile con cui è scritto il capitolo di M fosse stilisticamente diverso rispetto ai capitoli degli altri personaggi, con periodi più brevi e pensieri più semplici.

Altro elemento che non mi ha permesso di immergermi appieno nella storia è la narrazione multi POV, che di solito amo. Ma in questo caso è stata la suddivisione dei POV a giocare un ruolo importante, perché si distribuisce a blocchi. Quattro narrazioni distinte, una dietro l’altra. Anche in questo caso è un espediente che di solito apprezzo. Per esempio, troviamo lo stesso tipo di narrazione in Castigo di Minato Kanae. Ma lì, per quello che mi riguarda, ha sortito l’effetto desiderato! Qui, invece, non mi ha permesso di affezionarmi ai personaggi, perché laddove parla uno, poi perdiamo quasi totalmente la visione dell’altro.

Per esempio, a un certo punto, uno dei personaggi arriva a un momento cruciale. Ma io, lettore, non so come sia arrivato a quel punto. O meglio, posso in parte dedurlo dalle narrazioni altrui, perché comunque i personaggi non spariscono nel nulla. Ma di tutta quella parte più personale, i pensieri che ha fatto fino a quel momento, la scintilla che ha permesso di arrivare a quella consapevolezza non ci sono, non li vedo. E questo mi rende quel momento dimenticabile. Ed è davvero un peccato.

Un peccato che questo romanzo non mi sia entrato nel cuore come avrei voluto. Peccato, perché ho apprezzato tanto atmosfera e tematiche, ma alcune scelte narrative non hanno sortito l’effetto sperato. Comunque, un altro libro che ho aggiunto volentieri alle mie letture per Summerween (che potete trovare a questa pagina).

MONSTRILIO E PEZZETTINO

Copertina dell'albo illustrato Pezzettino di Leo Lionni
Pezzettino – Leo Lionni, Babalibri, 2013

Piccola postilla finale. Mentre scrivevo questa recensione, mi è venuto alla mente un meraviglioso albo illustrato per bambini creato dalla penna di Leo Lionni, pittore, scrittore e illustratore statunitense. L’albo in questione è Pezzettino. Pezzettino, protagonista della storia, è un piccolo quadratino arancione in cerca della propria identità. Infatti, il nostro protagonista vede tutti i suoi amici più grandi e composti da più elementi e, ai suoi occhi, sembrano interi, completi. Così lui si convince di essere il pezzettino mancante di qualcuno di loro. La verità è però diversa e il viaggio per scoprirla è lungo. Monstrilio è davvero un pezzettino di qualcuno, ma questo non significa che non possa sviluppare una propria identità, perché siamo molto più della somma delle parti che ci compongono.

A CHI CONSIGLIO MONSTRILIO

Per chi non riesce a lasciare andare qualcosa, che sia una persona, un evento, un sentimento e che abbia bisogno di trovare prospettive diverse. A chi ha paura di essere se stesso. Per chi teme le aspettative, le proprie e quelle altrui e, soprattutto, per chi non riesce più a distinguere le une dalle altre. A chi cerca delle risposte e non le ha ancora trovate. A chi si sente a volte un po’ un mostro, a volte un pezzetto di qualcun altro.