Zoo è una raccolta di racconti horror scritta da Otsuichi e pubblicata in Giappone nel 2003. È stata portata in Italia nel 2026 da Atmosphere Libri, che nel 2023 aveva già pubblicato Goth (ne avevo parlato in questo articolo) sempre dello stesso autore. Otsuichi è lo pseudonimo di Adachi Hirokata, scrittore e regista giapponese. A differenza di Goth, raccolta di racconti che ha come punto in comune i protagonisti, le storie presenti in Zoo sono scollegate l’una dall’altra. Il filo conduttore è più difficile da trovare, ma diventa chiaro appena ci immergiamo nei dieci racconti: come reagisce l’uomo di fronte alla morte?
TRAMA
Zoo contiene dieci racconti apparentemente scollegati l’uno dall’altro. Due gemelle ricevono un trattamento diverso dalla propria madre. Un fratello e una sorella vengono rapiti e rinchiusi in una misteriosa stanza. Una giovane androide deve capire cosa significa vivere e morire per assolvere al meglio al compito per cui è stata creata. Un uomo, maltrattato per tutta la vita, decide di costruirsi una casa fatta di corpi umani. Una donna e un uomo si trovano su un aereo che è stato dirottato da un misterioso e goffo ragazzo.
Ogni racconto porta il lettore a riflettere sulla morte e su come le persone si rapportino ad essa.
LA MIA DISCUTIBILE OPINIONE

Zoo di Otsuichi è una raccolta di racconti quasi perfetta. Ho letto i primi quattro racconti quasi senza prendere fiato. E il risultato è che alla fine de Il canto del sole mi sono effettivamente ritrovata ad annaspare in cerca di aria. Avevo il petto oppresso da una pesantezza indicibile. Sono dovuta andare alla ricerca, nella mia libreria, di un libro il più possibile allegro (alla fine la scelta è ricaduta su Dentiverdi di Molly O’Neill e si è rivelata azzeccata).
Forse sono esagerata, ma la tematica che unisce i racconti, la morte, o meglio, le reazioni delle persone davanti alla morte, mi mette spesso e volentieri a disagio. E i racconti presenti nella raccolta Zoo hanno fatto da amplificatore a emozioni che di solito fatico a gestire. In particolare hanno colpito forte soprattutto questi primi quattro racconti. A saperlo avrei evitato di leggerli uno di seguito all’altro e tutti d’un fiato.
lo stile di Otsuichi è semplice e diretto. Riesce a dar vita ad atmosfere vivide e inquietanti. I protagonisti dei racconti sembrano caratterizzarsi da soli, prendono vita davanti agli occhi del lettore senza bisogno che l’autore aggiunga particolari. Otsuichi non ha bisogno di tanti fronzoli, né tantomeno di alzare la voce per creare inquietudine.
L’HORROR IN ZOO
Nella postfazione di Andrea Filippi, che ha tradotto e curato l’opera, viene riportata la definizione di horror secondo Kurosawa Kiyoshi, regista giapponese:
“I film horror non si limitano a far paura: l’elemento centrale non è la semplice esposizione a una situazione spaventosa, ma l’impossibilità di esorcizzare la paura stessa.”
Ed ecco che mi è diventato chiaro come mai proprio il racconto Zoo abbia dato il titolo alla raccolta. Senza addentrarmi in grosse trame che rischiano di sfociare nello spoiler, vi dirò che è proprio qui che si capisce come sia impossibile per il protagonista del racconto, ma anche per tutti gli altri, uscire dal proprio loop di senso di colpa e di angoscia. Ed è qui che l’horror in generale, ma quello di Otsuichi in particolare, lavora per entrare sottopelle. In molti dei racconti non c’è solo un ribaltamento della situazione, un elemento svelato che cambia quasi tutto il senso che fino a quel momento il lettore aveva dato alla narrazione, ma non è mai presente una risoluzione della situazione vera e propria. I protagonisti rimangono con i loro incubi, con la loro sofferenza, con la loro solitudine. Il lettore, insieme a loro, rimane con la propria angoscia, senza avere la possibilità di esorcizzare la paura. Forse il racconto che si avvicina di più, ma che comunque non riesce a raggiungere, a questo obiettivo è Trovate il sangue!.
IL LATO TRAGICOMICO DELLA VITA E DELLA MORTE
Questo è anche uno dei racconti che ci rivela un altro elemento dei racconti di Otsuichi. Il lato tragicomico della morte e di conseguenza della vita stessa.
Questo strano contrasto che creano le storie, non solo all’interno degli stessi racconti, ma anche l’uno con l’altro, permette al lettore di tirare il fiato e forse di riflettere maggiormente sul significato proposto. Fanno parte di questo racconto, oltre a Trovate il sangue! anche L’armadio e A bordo di un aereo che precipita. Emblematico, tra l’altro, come racconto finale perché i protagonisti che si trovano tutti di fronte alla morte, possano “giocare” con le proprie vite ormai allo sbando e abbandonate da chi invece li avrebbe dovuti aiutare: la società.
«Mi domando se ci schianteremo davvero…»
«Se si trattasse di un romanzo, il protagonista compirebbe probabilmente una qualche azione eroica e alla fine metterebbe fuorigioco quel ragazzo».
«Quindi ci salveremmo?»
«Però sai… Se fosse, per esempio, un racconto breve scritto appositamente per essere inserito alla fine di una raccolta, forse non avrebbe una conclusione così scontata. Penso che finiremo con lo schiantarci a terra. Faremo tutti una brutta fine, divorati dal terrore, noi passeggeri e l’edificio dell’Università T con noi!»
Otsuichi gioca con la paura e con un avvenimento inevitabile per qualsiasi essere umano, la morte. Fa leva sui sentimenti del lettore. Alternando racconti di vario genere, dall’horror, al thriller, dal fantastico al romanzo psicologico, lascia al lettore una riflessione sulla tragicomicità della vita e su come, quest’ultima non sia mai slegata dalla sua controparte, la morte. Due facce della stessa medaglia.
SETTE STANZE E IL CANTO DEL SOLE: UN INNO ALLA VITA E ALLA MORTE
Vi lascio con un’ultima considerazione su quello che, per me, è il racconto più riuscito di Zoo: Sette stanze. Qui una sorella e un fratello vengono rapiti e rinchiusi in una stanza vuota, un fiumiciattolo scorre da un lato all’altro del quadrato in cui sono rinchiusi. E loro non sanno cosa c’è prima, né cosa viene dopo. Questo, oltre a essere un racconto thriller entusiasmante, è anche una perfetta metafora della vita stessa. Non sappiamo quando la morte colpirà, non possiamo nemmeno fuggire a essa, ma questo non può impedirci di cercare di vivere al meglio la nostra vita. L’altro racconto che ho amato è Il canto del Sole. Forse proprio perché, in modo diverso, corona il messaggio che ho trovato in Sette Stanze.
Senza nemmeno accorgermene, avevo smesso di andare al pozzo per la strada più breve, ora percorrevo lenta il lungo sentierino lastricato tutto curve, facendo attenzione a non calpestare fiori ed erba che crescevano lì attorno. Se prima ero convinta che fosse uno spreco di tempo e energie, ora mi piaceva camminare e godermi il panorama.
A CHI CONSIGLIO ZOO
Per chi cerca delle storie che sappiano scavare sottopelle e atmosfere che lasciano con un senso di disagio. A chi ha paura di affrontare il pensiero della morte, a te che questa tematica ti lascia con il fiato in gola. Per chi ha paura del dopo e si dimentica di vivere il presente. A chi non smette di lottare mai, anche di fronte all’inevitabile. Ma mi raccomando, ricordatevi di fare una pausa tra un racconto e l’altro.