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Detriti – Giuliana Leone

TRAMA

Genevieve, Evie, vive a Opima, una cittadina governata dall’Ordine, insieme alle sue due Allevatrici. Sta per raggiungere la maggiore età, uno dei momenti più importanti della sua vita, perché le verrà svelato il suo punteggio e le verranno assegnate una Compagna e una collocazione, così da formare il suo nuovo Nucleo. Per diciotto anni ha cercato di comportarsi da brava cittadina, ha assunto i Regolatori, ha evitato di incrociare gli occhi delle altre persone e di parlare per troppo tempo, non ha mai avuto nessun tipo di contatto fisico, nemmeno con le sue Allevatrici. Eppure, Evie sente che dentro di sé c’è qualcosa di sbagliato, che i Regolatori non bastano e alcuni segnali che inizia a intravedere in città, ben presto la indurranno a dubitare del modo di vivere imposto dall’Ordine.

LA MIA DISCUTIBILE OPINIONE

Detriti è un romanzo distopico scritto da Giuliana Leone, edito Lumien edizioni (vi ho parlato di questa Casa Editrice in questo articolo). Il mondo di Opima non è di facile immaginazione, i dubbi di Evie invece sì: è davvero possibile trattenere ogni tipo di emozione e privarsene per tutta la durata della vita? Evie non ci riesce e per il lettore è chiaro (e giusto) che sia così, ma per lei abituata a vivere in mezzo a gente che riesce a controllarsi non lo è, si sente fuori luogo. Per questo motivo Evie può risultare fastidiosa o pesante durante la lettura, quando non è altro che il frutto di una società oppressiva e condizionante. Quando i parametri di ciò che è giusto vengono stravolti non è mai facile sapere chi ha ragione e qui, Detriti, ci fa riflettere su cosa conta.

<<No, perché altrimenti non potrei essere un ribelle. Noi qui rivendichiamo la libertà di scelta, la nostra e quella degli altri.>>

Alec

E Evie lo impara, lentamente, ma lo impara. O forse lo sa già, deve solo riscoprirlo. 

Quella della protagonista è una presenza ingombrante nel romanzo, in senso positivo, ma anche in senso negativo. Personalmente ho trovato che oscurasse in parte gli altri personaggi, per me è stato un peccato, perché ognuno di loro è portatore di una verità importante. Tutti loro raccolgono i propri detriti e vivono sulla propria pelle il Risveglio.

<<È come se fossi in grado solo adesso di vedere la crudeltà di un gesto che fino a dieci minuti fa reputavo normale. Due notti nel ghetto stanno stravolgendo il mio modo di vedere le cose>>

Evie

LA DISTOPIA IN DETRITI 

Quest’anno, per me, è stato un anno di riscoperta del distopico. In Detriti ho ritrovato diverse caratteristiche del genere e allo stesso tempo è riuscito a dirmi qualcosa di nuovo. 

Opima non è una società così solida come vorrebbe pensarsi, perché è poggiata su qualcosa di instabile e precario: il controllo delle emozioni

E fare conto con le proprie emozioni non è mai facile. C’è più di me stessa in Evie di quanto io non possa nemmeno immaginare. In una situazione di apparente libertà come quella in cui viviamo mi rendo conto di aver spesso cercato di fare quello che ha fatto Evie: trattenere le emozioni, soprattutto quelle negative, o comunque evitare di mostrarle in pubblico, per vergogna, per paura di sentirsi debole. 

E se associo Loro di Kay Dick alla paura, Noi di Zamjatin all’uguaglianza, Kallocaina di Karin Boye alla mancanza di fiducia nel prossimo, allora associo Detriti di Giuliana Leone alle emozioni.

Emozioni e detriti

Le emozioni sono processi biologici spontanei che servono ad innescare un’azione, ma su cui la persona il più delle volte non ha il controllo.

Possono rivelarsi con determinate espressioni fisiche o facciali. Alcune sono innate (rabbia, gioia, vergogna, tristezza, paura, disgusto), altre sorgono come risposta a pensieri o sono culturalmente modellate (umiliazione, indignazione, gelosia, senso di colpa).

Si manifestano prima che la mente conscia possa prender atto di che cosa le ha scatenate (alcune di queste possono essere utili per la sopravvivenza, come ad esempio la paura).

In Detriti, un ottimo metodo per tenere sotto controllo le persone è attraverso l’assunzione dei Regolatori, “integratori” in grado di tenere sotto controllo le emozioni, ma non di eliminarle. Infatti, queste possono manifestarsi in modo imprevedibile e fuori dal controllo della persona, contrapponendosi alla ragione e generando caos. Per questo le emozioni possono assumere anche una connotazione negativa.

Questi integratori sembrano provocare nelle persone che li assumono una condizione simile a quella dell’alessitimia.

<<Disturbo della regolazione emotiva, caratterizzato da una difficoltà a identificare e descrivere le proprie emozioni, un’ideazione impoverita e uno stile di pensiero orientato all’esterno.>>

Taylor et al., 1997

Parlo di alessitimia e non di anaffettività perché, come Evie, le persone sottoposte agli integratori non smettono di provare emozioni, ma queste vengono assopite e diventa difficile riconoscerle ed esprimerle.

I soggetti che ne soffrono tendono al conformismo sociale e generalmente stabiliscono relazioni di forte dipendenza o, viceversa, preferiscono l’isolamento. (Harris J.C. 2003, Lambert KG, Gerlai R, 2003, The neurobiological relevance of social behavior:Lambert K.G., Gerlai R .2003).

Diventa facile capire come mai un governo come l’Ordine voglia puntare sulla soppressione delle emozioni umane: per isolare, conformare e impedire lo sviluppo della consapevolezza del Sé. Per formare perfetti cittadini e cittadine che vivano nell’ordine, abbandonando tutto ciò che risulta essere imprevedibile e fuori controllo.

Ma le emozioni non sono così facili da sopprimere, sono insite nell’essere umano, sono utili per la sopravvivenza e per la socialità. Conoscere le emozioni e saperle distinguere permette di conoscere meglio se stessi e gli altri e di avere uno sviluppo completo.

A CHI CONSIGLIO DETRITI

Per chi nasconde le proprie emozioni e per chi, invece, si lascia dominare da esse. A chi crede che esitano emozioni positive e negative e a chi pensa che sia importante provate tutte. Per chi cerca una distopia originale e una protagonista vera. A chi sfugge lo sguardo degli altri e a chi lo cerca costantemente.