Le quattro casalinghe di Tokyo (アウト, Out) è un romanzo della scrittrice giapponese Natsuo Kirino, uscito in Giappone nel 1997. La vicenda segue le vite di quattro donne, unite da un lavoro notturno in fabbrica, che si ritrovano coinvolte nell’occultamento di un cadavere. Il romanzo assume le sfumature del thriller psicologico, con una trama coinvolgente che tiene sempre viva l’attenzione del lettore. Allo stesso tempo è anche una denuncia della condizione femminile in Giappone.
TRAMA

La giovane e bella Yayoi non riesce più a sopportare le angherie e il comportamento del marito, che a causa del gioco e dell’alcol è arrivato a dilapidare tutti i loro risparmi. Stanca e arrabbiata Yayoi si toglie la cintura dei pantaloni e uccide Kenji proprio nell’ingresso di casa. Costituirsi non è un’opzione, chi ne risentirebbe maggiormente sarebbero soprattutto i due figli della coppia. Così la donna decide di contattare una collega di lavoro, la risoluta e misteriosa Masako. Quest’ultima si incarica di fare sparire il corpo, anche grazie all’aiuto dell’instancabile Yoshie, chiamata “la maestra”, e dell’avida Kuniko, coinvolta suo malgrado in questo rischioso piano. Riusciranno le quattro donne a farla franca?
LA MIA DISCUTIBILE OPINIONE
Non è la prima volta che leggo Le quattro casalinghe di Tokyo. Le due esperienze di lettura che ho avuto sono state, però, molto diverse tra loro. Il romanzo in questione è stato il primo che ho letto dell’autrice, la sua trama mi aveva affascinato così tanto che ho immediatamente deciso di recuperare altro.
Le quattro casalinghe di Tokyo, infatti, spicca per i suoi contenuti violenti, a volte splatter, e per la capacità dell’autrice di tenere sempre viva l’attenzione del lettore. Nonostante sia un tomo da più di 600 pagine si divora davvero in pochissimo tempo.
La trama sconvolge e repelle, sì. I trigger warning sono diversi: dall’omicidio, all’occultamento di cadavere, dalle molestie fino alla violenza sessuale. Natsuo Kirino non si fa mancare davvero niente.
Per chi è abituato a questo genere di letture, la situazione cambia in parte. Lo shock dato da certe scene è sicuramente minore, ma resta il fatto che la curiosità per la storia rimane sempre alta. A un lettore più attento, poi, alcuni elementi della trama potrebbero far storcere il naso. C’è da dire che la storia è ambientata nel Giappone degli anni ’90 e che, quindi, alcuni escamotage adottati dall’autrice, potrebbero essere più plausibili di quanto possano sembrare a un lettore occidentale.
Nella mia seconda lettura ho prestato meno attenzione alla trama, sono stata meno coinvolta da certi avvenimenti e mi sono concentrata di più sui personaggi creati da Natsuo Kirino e dal messaggio che mandano. Le quattro donne protagoniste del romanzo si ritrovano a vivere un’esperienza fuori dal comune, che le porta a dover scardinare molte delle loro convinzioni. Non solo, anche a livello emotivo sono quasi costrette a far uscire lati del loro carattere che la società tollera poco.
La fragile Yayoi è colei che spingerà la prima tessera del domino e il suo lato più istintuale e la sua rabbia sfoceranno nell’episodio che darà via al romanzo: l’omicidio del marito Kenji. Chiederà aiuto a Masako, una delle sue colleghe in fabbrica, anche lei incasellata all’interno di una vita familiare che le va stretta. Ed è Masako il punto cardine intorno a cui ruotano le vite delle colleghe, perché al di sotto del suo aspetto fisico c’è una donna che sa quello che vuole e che è disposta a tutto per raggiungerlo, deve solo rendersene conto. È anche il personaggio femminile che all’apparenza sembra più forte, pur con tutte le sue debolezze, ed è quello a cui le altre si appoggiano, in particolare Yayoi e Yoshie.
Nell’ottica in cui l’omicidio di Kenji in qualche modo simboleggia una sorta di liberazione dalle catene del patriarcato, questo elemento diventa molto importante. Infatti, il liberarsi dell’oppressione spesso porta con sé anche sentimenti di insicurezza e instabilità, per questo le donne protagoniste de Le quattro casalinghe di Tokyo hanno bisogno di trovare un punto fermo nelle loro vite. È la stessa Yoshie a dire queste parole a Masako:
“[…] E con te sarei disposta ad andare anche all’inferno.”
LE QUATTRO CASALINGHE DI TOKYO E L’OPPRESSIONE DELLA DONNA IN GIAPPONE
Tanti sono i temi toccati da Natsuo Kirino. Le emozioni represse di queste donne che si sentono intrappolate all’interno delle loro vite. La difficoltà nel conciliare lavoro domestico con quello fuori casa. La differenza tra uomo e donna negli obblighi verso la famiglia e verso la vita domestica. La frustrazione di non poter essere libere nell’esprimersi e nel muoversi a proprio piacimento.
Gli uomini passavano il tempo come più gli piaceva, ma alla sera – come se fosse un punto fisso nella loro vita – tornavano a casa sicuri di trovare una tavola apparecchiata. Masako trovava sorprendente questa ingenua fiducia da parte loro. Se fosse stata sola non si sarebbe preoccupata di cosa fare da mangiare, ma da quando aveva una famiglia si era abituata a pensare che cosa poteva far piacere all’uno o all’altro. E quindi cercava sempre di preparare una cena di loro gradimento, anche se quei due non se ne accorgevano neppure.
Natsuo Kirino va oltre al thriller psicologico e mette in scena il disagio che molte donne (mi verrebbe da dire non solo giapponesi), sono costrette a vivere ogni giorno. E quando le emozioni vengono represse per così tanto tempo, non c’è via di mezzo che tenga. La rabbia, la frustrazione, l’odio trovano il modo di uscire, non sempre è piacevole, ma in questo caso risulta catartico.
Non tutte le protagoniste riusciranno a liberarsi dalle loro catene, e anche questo penso sia significativo. La presa di consapevolezza non è sufficiente, serve tempo e costanza, serve essere unite per cercare di raggiungere la libertà e la parità che ci meritiamo. E le quattro donne non sono realmente unite. Ne è un esempio Kuniko, il personaggio più odioso e controverso di tutto il romanzo. Perché se da un lato Kuniko è fastidiosa e mette spesso i bastoni in mezzo alle ruote alle altre, spesso solo per puro opportunismo, dall’altro è l’unica che non incarna i valori che ci si aspetterebbero da una donna. E anche questo può dare fastidio.
CHI È NATSUO KIRINO?
Natsuo Kirino nasce nel 1951 a Kanazawa, nella prefettura di Ishikawa. Si laurea in legge all’Università Seikei nel 1974 e, prima di diventare una delle scrittrici più affermate del Giappone, svolge svariati lavori. Tra cui la programmatrice, l’organizzatrice di eventi cinematografici, l’editor e la giornalista.
Nel 1980 inizia a studiare sceneggiatura e raggiunge il successo come scrittrice prima dei quarant’anni, affermandosi come una delle voci più incisive della narrativa giapponese contemporanea.
Kirino inizia la sua carriera nel 1984 con la scrittura di romanzi rosa, ma questi non le davano soddisfazione, né a livello letterario, né tanto meno per quanto riguarda una questione meramente remunerativa.
Con Le quattro casalinghe di Tokyo (Out), uscito nel 1997, vince il Premio della lega degli scrittori giapponesi di romanzi gialli (日本推理作家 協会賞 Nihon Suiri Sakka Kyōkai Shō). Nel 1993, le viene assegnato anche il Premio Edogawa Ranpo, che vince con il suo romanzo d’esordio, Pioggia sul viso. Mentre nel 1999, viene insignita del Premio Naoki, grazie al libro Morbide guance.
Il linguaggio utilizzato da Natsuo Kirino è semplice, diretto e pulito. L’autrice si concentra maggiormente sull’introspezione dei personaggi.
Il genere è simile all’hard-boiled americano, ma con l’utilizzo di più punti di vista. Inoltre, nei suoi romanzi, difficilmente troverete la dicotomia buono/cattivo. Basti pensare alle protagoniste del romanzo Le quattro casalinghe di Tokyo, nessuna di loro è completamente nel giusto o completamente nel torto. I lati di luce e di ombra si mescolano inevitabilmente.
Una delle tematiche fondamentali all’interno dei romanzi di Natsuo Kirino è la condizione della donna in Giappone. I suoi personaggi femminili sono spesso forti e disturbanti, votati a denunciare il vantaggio
che lo stato ha nel mantenere le donne in uno stato di “impotenza”. Insieme a questa l’autrice porta a riflettere anche sulle difficoltà delle classi più povere e sulla perdita di identità. Attraverso temi come violenza e prostituzione, affronta aspetti legati alla solitudine, al materialismo, allo sfruttamento e all’ingiustizia sociale, offrendo un’immagine del Giappone lontana da ogni idealizzazione
A CHI CONSIGLIO LE QUATTRO CASALINGHE DI TOKYO
Per chi sta nascondendo le proprie emozioni per paura del giudizio degli altri e della società. A chi attende pazientemente quell’evento che stravolgerà la propria vita. Per chi si sente intrappolato ed è alla ricerca della propria libertà personale.