Leonora Carrington è stata una pittrice e scrittrice britannica, che però ha vissuto per tanti anni in Messico. La sua arte ha oscurato in parte la sua produzione letteraria, ma tutte le sue opere si collocano all’interno della corrente surrealista. Sono partita scettica, perché dell’autrice avevo già letto un racconto, Le mie mutandine di flanella, presente dentro alla raccolta di racconti Le visionarie, e ammetto di non averlo minimamente compreso. Con Il cornetto acustico è stata tutta un’altra storia. Qui Carrington intreccia una storia che da una situazione di normalità che ben presto finisce per dispiegare le ali verso il surreale.
TRAMA

Marion Leatherby ha novantanove anni, condivide la casa con “due gatti, una gallina, qualche mosca, un cactus chiamato Maguey, la domestica indiana Rosina e i suoi due bambini denutriti.” È affidata alle cure dei nipoti che ormai la considerano un peso. Anzi, a dire il vero la considerano al pari di un vegetale. La sua migliore amica è la signora Carmella, che un giorno le regala un cornetto acustico. Sarà proprio grazie a questo oggetto che Marion riuscirà a origliare i piani della famiglia: affidarla alla Confraternita del Pozzo di Luce, un istituto per signore anziane. Qui le avventure vissute da Marion e dalle altre signore presenti nella confraternita finiranno per assumere una piega allo stesso tempo assurda e coinvolgente.
LA MIA DISCUTIBILE OPINIONE
Io, Il cornetto acustico, non l’ho capito.
Io, Il cornetto acustico, l’ho amato.
Sapevo di Carrington che, prima di essere una scrittrice, era un’artista inserita all’interno della corrente surrealista. Sapevo anche che la sua arte era di gran lunga più conosciuta dei suoi romanzi.
Così, mi sono avvicinata a questa lettura con una certa reverenza e un po’ di scetticismo.
«Io non sono mai sola, Galahad. O per lo meno non soffro mai di solitudine. Soffro molto all’idea che la mia solitudine possa essermi rubata da una quantità di gente spietatamente benintenzionata. Non ho la minima speranza che tu mi capisca, naturalmente, perciò la sola cosa che chiedo è che tu non t’immagini che mi stai persuadendo a fare qualcosa mentre di fatto mi ci costringi contro la mia volontà.»
La prima sorpresa è stata scoprire che la protagonista di questo romanzo è una dolce e stramba vecchietta. Non ci ho messo molto a farmela stare simpatica. È bastato sapere che voleva farsi un caldo maglione dal pelo spazzolato dai suoi gatti.
Dopo essere arrivata alla Confraternita del Pozzo di Luce, le avventure di Marion, Carmella e delle altre signore evolvono fino a raggiungere un livello sempre più surreale. La signora Leatherby passa dallo starsene tranquilla a casa in compagnia dei propri animali fino ad arrivare a uno scenario post-apocalittico dove i poli si sciolgono, l’equatore diventa una cintura gelata e la sopravvivenza non è garantita.
Penso che Carrington abbia attinto a davvero tantissime fonti. Dalla sua vita in Messico, alle leggende celtiche. Dalla mitologia greca, al Cristianesimo. Tutto sembra caotico, ma niente è casuale. Un disordine ordinato in cui è facile perdersi, ma che allo stesso tempo porta grande conforto al lettore. O almeno, così è stato per me.
Strano come la Bibbia vada sempre a finire in disperazione e cataclismi. Mi sono spesso chiesta come ha fatto quel loro Dio cattivo e collerico a diventare così popolare. L’umanità è assai bizzarra e io non pretendo di capire granché, ma perché venerare qualcosa che ti manda solo flagelli e massacri? e perché poi incolpare di ogni cosa Eva?
Queste vecchiette si prendono così sul serio, che il contrasto con il linguaggio ironico dell’autrice salta subito all’occhio e crea un’armonia disarmante.
Per un po’ ho cercato collegamenti e spiegazioni, alla fine mi sono semplicemente lasciata trasportare dalla penna dell’autrice, che tra vecchie arzille, figure mitologiche (prima su tutte, ho adorato la presenza della figura di Ecate), ibridi e quant’altro, decide di lasciare in dono questo mondo a gatti, capre e licantropi. Perché a volte è importante anche lasciare la logica, le spiegazioni e il senso per farsi trasportare dal fantastico e dal surreale.
E “se la Vecchia non può andare in Lapponia, allora la Lapponia dovrà andare alla Vecchia.”
A CHI CONSIGLIO IL CORENETTO ACUSTICO
Per chi ama le storie fuori dagli schemi. A coloro che non hanno bisogno di trovare sempre un senso logico in ciò che leggono e a chi è disposto a lasciarsi trasportare dal disordine ordinato di Leonora Carrington. Per chi apprezza l’ironia, le vecchiette strambe e gentili (ma non sempre), i gatti, le capre e i licantropi. A chi pensa che “se Maometto non va alla montagna, allora la montagna andrà a Maometto”. Per chi pensa che la vita sia una scoperta continua e mantiene un atteggiamento curioso verso ogni stramberia.